Gattonormale

Mentre guardo alcune foto d’epoca dall’album di una famiglia di sconosciuti, mi rendo conto che un gatto di duecento anni fa, tenuto in braccio da una signora con un corpetto di seta ricamato sui bordi e le maniche di un vestito che ormai nessuno indosserebbe più, è uguale in tutto e per tutto a un gatto di adesso. Stessa posa, stessa pelliccia. Un gatto normale, di quelli che puoi vedere tutti i giorni per strada. catb

Non è la prima volta che vedo un gatto in una foto antica, però solo ora mi rendo conto della loro esistenza sincronica tra presente e passato. Sono esseri senza tempo e questo per me fa dei gatti, e di tutti gli animali in generale, entità ancora più misteriose, anime eterne e incomprensibili, assolutamente diversi da me. Sarà che i gatti non indossano vestiti, sarà che non hanno moda e neppure cultura, né linguaggi e né influenze di altre società di gatti che portano nuovi stili di vita e scoperte culinarie o musicali, dato che non hanno né cucina né musica, sarà in fine che i gatti non sono uomini, ma questa è una cosa, come dire, risaputa, invece non so ancora come definire l’impressione che ho avuto rispetto alla consapevolezza di questi esseri privi di storia che ci girano intorno e per i quali non cambia nulla da secoli.

Perturbazioni 

Immersa nel sole era oggi la campagna. Ti invitava a splendere come lei, senza motivo. Una spirale di polvere si era sollevata nell’aria. Non mi avrebbe sorpreso questa piroetta se ad alzarla fosse stato il vento. Ma i fiori dei mandorli erano fermi come ferma sembrava tutta la terra a quell’ora. Lì intorno c’ero solo io, o forse no.

Non mi sembra giusto 

La macchina l’avevo parcheggiata sulla salita di Santa Niria. Una via stretta, a senso unico, lastricata con due binari di timpe antiche ai lati e pece fresca nel mezzo.

L’auto ci passa precisa precisa da questa via stretta e in certi tratti devi chiudere gli specchietti perché altrimenti glie li lasci pari pari.
Avevo parcheggiato in questa via angusta perché è l’unica zona libera da strisce blu nell’arco di centinaia di metri e io non sapevo esattamente per quanto tempo mi sarei fermato.

A proposito delle strisce blu vorrei aprire solo una breve parentesi per dire che io non so quali siano gli accordi tra il comune e l’azienda che gestisce i parcheggi ma sin dal principio non mi sembra giusto che qualcuno un giorno si alzi e compri chilometri di suolo pubblico per metterlo in affitto a sessanta centesimi l’ora.
Solo questo volevo dire, che non mi sembra giusto.

La macchina l’avevo messa lì perché metti che a un certo punto mi viene voglia di sdrairmi su una panchina al sole fino a perdere i sensi, metti che la nostra discussione si faccia sempre più interessante e invece di stare attento a quello che dici devo pensare a spostare la macchina, metti che sabato mattina io voglia svegliarmi alle undici ma siccome la sera precedente, non trovando parcheggio gratuito, ho dovuto lasciare la macchina sulle strisce blu che cominciano alle otto e allora il sabato invece che alle undici mi devo alzare alle otto per andarla a spostare prima che mi multino, metti che a un certo punto, incontrandoci, ci viene il desiderio di andare al mare e tu dirai, generosa come sempre, dai prendiamo la mia macchina e io dovrò dirti che prima devo spostare la mia per trovare un posto fuori dalle strisce blu cosí da lasciarla lí quanto mi pare ma siccome sono tutti già occupati ritarderemo perché non è che posso parcheggiare ovunque e allora sprecheremo benzina girando a vuoto mentre si farà tardi e alla fine non avrà più senso andare al mare.

Adesso io non so quali siano gli accordi tra il comune e l’azienda che gestisce i parcheggi ma sin dal principio non mi sembra giusto che qualcuno un giorno si alzi e compri chilometri di suolo pubblico per metterlo in affitto a sessanta centesimi l’ora.
Solo questo volevo dire, che non mi sembra giusto.