Non mi sembra giusto 

La macchina l’avevo parcheggiata sulla salita di Santa Niria. Una via stretta, a senso unico, lastricata con due binari di timpe antiche ai lati e pece fresca nel mezzo.

L’auto ci passa precisa precisa da questa via stretta e in certi tratti devi chiudere gli specchietti perché altrimenti glie li lasci pari pari.
Avevo parcheggiato in questa via angusta perché è l’unica zona libera da strisce blu nell’arco di centinaia di metri e io non sapevo esattamente per quanto tempo mi sarei fermato.

A proposito delle strisce blu vorrei aprire solo una breve parentesi per dire che io non so quali siano gli accordi tra il comune e l’azienda che gestisce i parcheggi ma sin dal principio non mi sembra giusto che qualcuno un giorno si alzi e compri chilometri di suolo pubblico per metterlo in affitto a sessanta centesimi l’ora.
Solo questo volevo dire, che non mi sembra giusto.

La macchina l’avevo messa lì perché metti che a un certo punto mi viene voglia di sdrairmi su una panchina al sole fino a perdere i sensi, metti che la nostra discussione si faccia sempre più interessante e invece di stare attento a quello che dici devo pensare a spostare la macchina, metti che sabato mattina io voglia svegliarmi alle undici ma siccome la sera precedente, non trovando parcheggio gratuito, ho dovuto lasciare la macchina sulle strisce blu che cominciano alle otto e allora il sabato invece che alle undici mi devo alzare alle otto per andarla a spostare prima che mi multino, metti che a un certo punto, incontrandoci, ci viene il desiderio di andare al mare e tu dirai, generosa come sempre, dai prendiamo la mia macchina e io dovrò dirti che prima devo spostare la mia per trovare un posto fuori dalle strisce blu cosí da lasciarla lí quanto mi pare ma siccome sono tutti già occupati ritarderemo perché non è che posso parcheggiare ovunque e allora sprecheremo benzina girando a vuoto mentre si farà tardi e alla fine non avrà più senso andare al mare.

Adesso io non so quali siano gli accordi tra il comune e l’azienda che gestisce i parcheggi ma sin dal principio non mi sembra giusto che qualcuno un giorno si alzi e compri chilometri di suolo pubblico per metterlo in affitto a sessanta centesimi l’ora.
Solo questo volevo dire, che non mi sembra giusto.

Montabbano 

Oggi sono andato a rifare la carta d’identità perchè la mia si è squagliata in lavatrice. Oh ma si è sbriciolata come l’ostia del gelato si è sbriciolata. La signora delle carte di identità mi ha detto di lavarla con l’acqua fredda la prossima volta, senza ammorbidente però, e mi ha detto pure che ovviamente stava scherzando ma non è che ci avevo creduto. Comunque, prima di arrivare allo sportello, all’ingresso principale del palazzo della cultura, dove ci sono gli uffici del comune, c’era tutta sta gente ammassata nell’androne e uno sugli scalini che li governava col megafono come un mandriano fa con le vacche. “Ma che c’è na sommossa al comune?”ho pensato. “Li volete pagare a sti poveri cristi?” come se sapessi già che fosse questo il problema.

Quando però mi sono accorto che stavano tutti con la carta di identità in mano la mia indignazione, anche se, devo ammetterlo, superficiale, si è trasformata prima in stupore, poi in frustrazione e per ultimo in noia.
“Minchia ma talía ca chista è a fila per l’ufficio anagrafe”, ho pensato.
Mentre stavo già preparando un piano d’azione alternativo che consisteva in cannolo con la crema,
caffè in piazza monumento con relativa sigaretta al sole e lettura di numero due righe in libreria, mi è venuto in mente di chiedere cosa stesse succedendo qui nell’androne.
-“Montabbano” mi ha detto uno che stava lí sulle punte a cercare di farsi spazio.
-“Montabbano…montabbano che cosa?” ho continuato io.
– “Montabbano”
– “vabbè, Montabbano..comu rici tu”
Non mi stava considerando, tutto preso com’era a scavalcare le persone. “Cosa sta succedendo qui? Perchè hanno tutti la carta d’identità in mano?” ho chiesto a un altro. Questo con una voce dall’oltretomba, consumata dal fumo di sigaretta tipo quella di Camilleri, mi fa con calma: “ci sono. I provini. per. Montabbaaaaaaano.” pausa respiro, “ci vuole. la catta. d’itentità.” punto.
-Aaaaaaa, i provini per Montabbano! Mi paria la fila per l’ufficio anagrafe! E perciò ho pensato “tutti oggi se la devono fare la carta d’identità?” ho detto ridendo al signore, ma lui in silenzio mi ha guardato giudicante negli occhi e con una specie di trasmissione telepatica l’ho sentito pronunciare nella mia mente due parole: “si. Cretinu.”
Poi ha ripreso la voce dicendo che “per. Il. Provino. Ci vuole. La. Carta. Di…”
“si, si, ho capito”, interrompendolo, “la carta d’identità ci vuole, ho capito. Allora guardi, se mi fa passare vado all’ufficio anagrafe e me la faccio subito che la mia si è squagliata”.
Lui è tornato a guardarmi come prima ma stavolta ho interrotto subito la trasmissione telepatica e mi sono diretto finalmente all’ufficio anagrafe attraverso uno “stretto percorso che abbiamo lasciato libero per consentire il transito agli utenti interessati al normale svolgimento dell’attività lavorativa negli uffici comunali.” Cosí recitava il personale posto all’ingresso che mi invitava a intraprendere il corridoio laterale alla folla. Una interpretazione del testo perfetta. A lui devono prendere per Montabbano! Rinnovata la carta di identità, sono uscito bello fresco dal palazzo della cultura come fossi stato dal barbiere. D’altronde avevo una carta d’identità nuova. Attraversato il muro di future star della t.v sono andato verso la pasticceria ma siccome erano già fatte le dodici e mezza ho dovuto rinunciare al cannolo con la crema ma dalla libreria ci sono passato e la sigaretta al sole l’ho fumata.

Grandi cose 

Domenica sera. È presto ma c’è giá silenzio per le strade. Quando è cosí puoi scendere da Modica alta a Modica bassa senza sprecare benzina. Te la fai a folle, frenando quanto basta per non cappottare sulla curva del castello. Una volta sono arrivato fino al motel Agip, fino a piazza monumento, fino allo stretto una volta sono arrivato, a quaranta a l’ora, senza accelerare mai. Che’ quando finisce l’energia cinetica ti senti soddisfatto come se avessi vinto la Parigi Dakar perché il traguardo è là dove la macchina si ferma, è esaurire la potenza, percorrere il possibile, coprire la distanza, senza accelerare, senza frenare mai. Grandi cose puoi fare la domenica sera.

Non sappiamo altro.

L’altro giorno era S. Lucia e allora sono andato a visitare la chiesa di S. Lucia.
Quando sarà S. Giorgio andrò a visitare la chiesa di S. Giorgio, quando sarà S. Pietro andrò a visitare la chiesa di San Pietro, quando sarà San Nicola andrò a visitare la chiesa di San Nicola e la chiesa di Santa Teresa quando sarà Santa Teresa.

Le altre novantasette chiese di Modica, se ancora esistono, le visiterò pure quando sarà.
Intanto l’altro giorno era Santa Lucia e quindi sono andato a visitare la chiesa di Santa Lucia che ancora esiste.

Per raggiungere la chiesa di Santa Lucia si attraversa un intreccio di vicoli freschi e silenziosi ma popolati, una specie di trasposizione geografica di una ruminatio della coscienza, per dirla in Loyoliano modo.

via vie2

La chiesa di Santa Lucia, mi ha detto Armando, è stata edificata nel 1119 e poi nei primi del 1600 ma prima nel 1119.
“L’attuale facciata è di impostazione secentesca e non presenta particolari elementi architettonici di rilievo”, ha detto Armando.
L’attuale facciata è di impostazione secentesca e non presenta particolari elementi architettonici di rilievo, perciò.

Dentro la chiesa di Santa Lucia c’è un’acquasantiera del 500 mi ha detto Armando, resistita al terremoto del milleseicentonovantatre che distrusse tutta la città nel milleseicentonovantatre.

Armando ha detto che l’acquasantiera è “in marmo, autori anonimi. Di sapore rinascimentale (primo 500).”

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– “Carini questi angioletti, Armando.”
– “I puttini a rilievo rimandano alla scuola dei pisani”, ha detto Armando.

Il terremoto distrusse tante altre cose, rase al suolo la città completamente distrutta. L’acquasantiera di Santa Lucia rimase intatta per fortuna.

Mi ha detto Armando che “ l’interno, rimodulato nel settecento, presenta diverse opere di interesse storico artistico, tra le quali spicca un’acquasantiera in stile rinascimentale” , appunto, “e una tela anonima raffigurante personaggi legati al governatorato della contea di Modica.”

E infatti c’è un quadro raffigurante personaggi legati al governatorato della contea di Modica, proprio come ha detto Armando.
Eccolo:

dipinto

Per raggiungere Santa Lucia, sui muri delle antiche casette così vicine, alle volte, un microclima di umidità dà vita a morbida mucillagine, muffe e vegetazione rampicante, alle volte.

portico

“Si sostiene che i primi cristiani, dopo la riconquista, avessero appunto gia’stabilito un culto alla santa siracusana anche perche’, poco piu’ avanti si trovano delle grotte adibite a culto gia’ dal quarto secolo dopo crishhhto.” (cit. Armando)

Santa Lucia fu uccisa con una pugnalata al collo e gli occhi gli strapparono dalle orbite. Fonte: la signora Maria, quella del pane.
Santa Lucia fu uccisa con una pugnalata al collo e gli occhi gli strapparono dalle orbite. Fonte: la signora Maria, quella del pane.

Tutte queste cose sulla chiesetta di Santa Lucia io manco le sapevo e per fortuna che Armando ne sa a pacchi di storia locale e non che si intreccia con la storia del mondo che si intreccia con la storia locale e non.

pacchi

Ma adesso parliamo delle reliquie.

“reliquia argentea di santa lucia databile tra la fine del seicento e primi del settecento. Queste reliquie pare venissero prese dalle catacombe romane, incastonate in urne argentee punzonate e firmate con gli stemmi dei consolati siciliani piu’ importanti, tra i quali: Palermo, Messina, Acireale, Trapani.

Così il pellegrinaggio alla chiesa di Santa Lucia si è concluso alla chiesa di Santa Lucia.

“Su S. Lucia, a parte qualche dettaglio sulla due pale secentesche, non sappiamo altro.” Ha detto Armando.

Non sappiamo altro.