Ho chiesto – il ritorno alla natura

Forse dovrei, ma non voglio zappare per lavoro. Un conto è farsi un orto per passare il tempo e avere un po’ di verdura fresca, un altro è coltivare campi per ottenere reddito.
Alle anime belle del ritorno alla natura, che sono abituati ai viaggi low cost in aereo, agli ordini su Amazon, a internet veloce, anche se sono contro il 5g, vorrei dire che l’ideologia ha fatto più danni della realtà, oltre a creare spiriti infelici.

Ho chiesto:

  1. Scusate ragazzi, ma il ritorno alla terra, il cambio di paradigma, una vita più lenta, l’abbattimento del capitalismo, li volete con o senza internet?
  2. Scusate ma quanti giri bisogna fare cantando intorno al raccolto per far piovere subito?
  3. No ma come funziona di preciso? Cioè, io porto una cassettina di ortaggi coltivati da me al mio dentista e lui mi estrae e cura il molare, anestesia e radiografia inclusa? Bellissimo.

Che poi, voi l’avete la casa in campagna o un pezzo di terra? Oppure il ritorno alla natura è solo per chi può permetterselo? E poi, chi vive in città, magari in piccoli appartamenti fatiscenti, con pensioni minime, con le quali possono fare la spesa solo nei discount e non nei mercatini bio, come la mettiamo?

Ma io non lo so, guarda. Facile.

DUBBI DI QUARANTENA E DINAMICA DELLE PASSIONI -Italia, Inghilterra

Ci hanno sempre descritto come un popolo “emotivo”, tutto cuore e mandolino, anche se in questo momento, tra gli stati europei, siamo quelli che prendono le misure più scientifiche per il contenimento del contagio; e non solo perché siamo il Paese più colpito, dato che è matematico che il virus si estenderà prima o poi nel resto del continente.


Tuttavia, non so ancora se è più razionale il nostro approccio tecnico alla questione o la serena accettazione britannica dell’infezione. Perché se le nostre procedure sono solo una reazione alla paura e non una soluzione necessaria alla diffusione del virus, allora confermiamo il carattere emotivo dell’italiano, che ci fa creare disastri anche quando vorremmo evitarli.

Se la loro rassegnazione al covid19 è una stoica indifferenza alla malattia, che gli permette di lasciar correre l’infezione fino sviluppare naturalmente l’immunità di gregge, e non invece una totale, cinica, incoscienza, allora anch’essi confermano il loro carattere tipico di popolo analitico e distaccato, che sa sempre come agire per evitare catastrofi sanitarie, economiche e sociali. (Azzeccando in questo caso anche la Brexit).

Io adesso non so quale dei due approcci sia il migliore. Credo di essere abbastanza razionale da sapere di non sapere (e di non credere ai luoghi comuni) E abbastanza irrazionale da fidarmi di quello che mi dicono di fare in nome della scienza e del buonsenso. Ma quale sarà la soluzione?

Una rotonda sul mare

Una rotonda sul mare celebrava l’abuso edilizio degli anni ’70. L’immagine romantica di una piazzola circolare in cemento armato, che sporgeva dalle onde in una notte d’estate, fu il canone della poetica palazzinara che fece innamorare l’Italia.

Clima Curdo

Non sono responsabile dei disastri del mondo. Faccio la differenziata, evito di sporcare, ma solo per educazione civica e decoro. Non ho mai pensato che queste piccole azioni bastino per cambiare le sorti del pianeta.
Mentre ogni giorno cerco di mettere la carta con la carta, la plastica con la plastica, l’umido con l’umido, qualcuno spruzza quintali di Co2 nell’atmosfera, altri disboscano ettari di Amazzonia. Sarei stupido se mi sentissi responsabile o capace di fare qualcosa di importante solo togliendo l’immondizia dalla strada.

Io metto la carta con la carta, la plastica con la plastica, l’umido con l’umido, ma sono lontano dal sentirmi un attivista. C’è gente che ogni giorno muore per difendere la terra e il clima e non sono così presuntuoso da credere che le mie abitudini quotidiane abbiano la stessa dignità di chi ci lascia la pelle.

E non sono neppure un piccolo borghese che deve pulirsi la coscienza facendo appello all’ambientalismo solo perché raccoglie tre cicche dalla spiaggia. La mia coscienza, almeno da questo punto di vista, è già pulita.
Nessuno nelle proprie vite individuali può fare molto per l’ambiente. È una illusione che serve a farci sentire migliori o apposto con noi stessi, che forse è l’unica cosa che ci interessa.

Quindi, se per l’ambiente abbiamo questa via d’uscita, per i curdi, cosa facciamo? Un post su Facebook va bene?

Conosci te stesso

Sulla soglia dell’oracolo di Delfi l’esortazione a conoscere se stessi è seguita da un monito che molti ignorano. “Conosci te stesso” detta l’oracolo “e nulla di troppo”, continua la chiosa.
Perché a voler conoscere i misteri dell’anima si rischia la hybris, la tracotanza. Le profondità dello spirito sono materia degli dei. Conoscete voi stessi perciò, e nulla di troppo.

L’istinto si è estinto

Per sopravvivere l’uomo deve ricorrere a una serie di operazioni non necessarie da un punto di vista biologico.

Se ha fame, invece di estirpare le prime radici commestibili che trova, deve procurarsi dei soldi, poi andare al supermercato, poi trasformare la materia prima, cuocerla, condirla, e solo alla fine di questi processi potrà finalmente nutrirsi.

Questa serie di operazioni non rispondono a un vincolo di necessità immediata, ma pongono una grande distanza tra l’impulso e la sua soddisfazione, un spazio talmente ampio che in millenni d’evoluzione ha fatto sì che l’uomo dimenticasse il suo istinto, fino a smarrirlo completamente. 

Anche quando banalmente diciamo di aver agito sotto la sua spinta, sono invece certi condizionamenti culturali inconsci e incarnati che ci inducono a fare quello che facciamo, come l’educazione, la morale, l’abitudine, etc…

Pure la riproduzione, che sembra essere il nostro scopo primordiale, la nostra parte più animale, è mediata da relazioni culturali estetiche o pratiche come un trucco, una posa, il patrimonio economico, la posizione sociale. E il sesso, possiamo per giunta sceglierlo, perché negli umani prescinde dalla dote anatomica degli organi genitali, e chi ha un pene può sentirsi donna quanto chi possiede una vagina, o viceversa.

L’uomo reagisce a una serie di significati linguistici e sociali che con la biologia hanno poco a che fare. Perciò possiamo dire con evidenza che nell’uomo, l’istinto, si è estinto. E se avessimo dovuto vivere sulla base delle sue pretese ci saremmo estinti anche noi.

Grazie cane

Ringraziare un cane randagio su Facebook è inutile come ringraziare Tommaso Paradiso per essere uscito dai The giornalisti.

Non gli arriveranno mai i tuoi ringraziamenti e se gli arriveranno li ignorerà, anche perché: uno, chittesencula, e due, sono cani, e i cani non capiscono la lingua umana, sopratutto se è scritta, peggio se è cantata.

(So già che adesso il solito fricchettone mi attaccherà na pippa sul fatto che non è vero che i cani non capiscono la nostra lingua e bla bla bla… Glie lo dico subito al fricchettone, No, i cani non capiscono, e manco tu che sostieni il contrario, ok? Poi ne riparliamo, però adesso evita la pippa, che non c’entra e non mi va. Grazie.)

Tuttavia, voglio ringraziare lo stesso il cane che oggi mi ha fatto fare uno scatto di cinquanta metri al massimo della mia velocità. E mentre ci sono vorrei a tal proposito consigliare ai colleghi runnerss, che desiderano migliorare la loro performance, di andare a correre con il cane, l’importante è che non sia il vostro, che non vi corra accanto, ma dietro, e che sia un minimo incazzato.

Allora perciò ringrazio lo stesso il cane di oggi, anche perché essere grati a qualcuno o qualcosa senza motivo fa bene alla salute, quasi quanto correre senza schiattare, e lo ringrazio innanzitutto perché mi ha fatto sentire un ventenne rampante, e mentre correvo e mi cacavo sotto, ridevo per quanto mi sentivo prestante, e poi perché dopo lo scatto e la messa in salvo dietro un muretto di un metro e mezzo, saltato come se mi fossi scolato un litro di olio cuore, ho scaricato talmente tanta adrenalina e tensione che m’è salita na botta di endorfina con la quale sto godendo ancora da circa due ore, in un pieno e gaudente rilassamento, felice, sereno, pronto.

E allora grazie cane per questa esperienza. La prossima volta spera di incontrare il fricchettone così parlerete e vi capirete. Io intanto corro, cha faccio bene. Allora Grazie cane. Grazie e Ciao.

Identità e narrazione

Ogni identità è narrazione. Quando parliamo di noi non facciamo altro che raccontare una storia.

Decidere cosa dire in base a chi abbiamo di fronte, capire quale tono di voce usare a partire dagli obiettivi che vogliamo raggiungere, trasmettere i nostri valori reali, deve far parte di una strategia di comunicazione ben precisa, sia nei contenuti sia nella forma, altrimenti si rischia di essere inefficaci, di passare per qualcuno o qualcosa che non siamo o che non vogliamo essere.

Lo stesso vale per le aziende. Ogni marchio ha la sua identità da raccontare per rendersi riconoscibile, affidabile, per accrescere la sua reputazione, per coinvolgere Scegliete con cura cosa dire e come.

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Ore 3pm – Sicilia

In questo periodo della giornata, la gente, come per mettersi a riparo da una premonizione catastrofica, non uscirebbe mai di casa.
Si serra dietro le persiane e hai l’impressione che osservino dalle fessure la tua imminente scomparsa.