Fidarsi è bene

Oggi sono andato dal benzinaio. Gli ho chiesto di mettermi venti euro di benzina. Ha eseguito l’operazione senza volere i soldi in anticipo.

Sembra una cosa normale, ma in verità è un patto tacito che il benzinaio fa con noi. Un patto garantito dall’abitudine con cui abbiamo costruito questo rapporto tra noi e i benzinai.

Un’abitudine che a sua volta ha generato fiducia in un futuro prossimo che certamente si realizzerà:

il benzinaio ci mette la benzina, noi gli diamo i soldi. É sempre stato così e lo sarà fino a quando ci saranno i benzinai.

La fiducia è talmente solida e reciproca tra noi e i benzinai che andiamo via dalla stazione di servizio senza neppure guardare se hanno messo nel serbatoio tutti gli euro che gli abbiamo dato; l’abitudine ha creato questa Verità:

prima la benzina, poi i soldi.

Non ci piove. Non c’è bisogno di dirlo, non c’è bisogno di scritture, firme e notai, basta la solo parola e a volte neppure quella. Su questo genere di patti silenziosi si è basata la sopravvivenza della società, sulla parola data e sulla sicurezza che verrà mantenuta.

Senza questa fiducia spontanea e reciproca ci saremmo già estinti.

Ma credo che la dimensione simbolica del patto muto che ci ha legato gli uni agli altri nei millenni si stia sgretolando sotto i colpi di uno scetticismo radicale protratto in ogni ambito della vita.

Non ci fidiamo dell’altro in amore, nel lavoro, non ci fidiamo delle informazioni ufficiali, degli scienziati, dei politici.

Dietro ogni cosa vediamo una convenienza che non è la nostra. E non ci si fida non solo per principio, ma perché qualcuno ha creato un’altra abitudine, quella cioè di non mantenerli più i patti, e questa abitudine è diventata la nuova verità, la nuova realtà.

Ogni patto è un vincolo, un limite, e qui pare che nessuno voglia rinunciare a qualcosa. Si sgretolano i caratteri, le personalità, le identità.

Una decisione dura solo il tempo di averla enunciata e i patti non riusciamo a mantenerli nemmeno con noi stessi. Mi pare di essere circondato da pappemomlli, non solo nella vita quotidiana e privata, ma anche in quella pubblica e politica.

Credo allora che se vogliamo ricostruire una nuova comunità di esseri umani, se vogliamo tornare ad avere un futuro, perché il patto è una garanzia del futuro nel presente, dovremmo ricominciare a fare delle scelte, a mantenere i patti anche nella nostra vita quotidiana, a onorare le promesse, per ricostruire nuove virtuose abitudini e fare in modo che ognuno possa ancora fidarsi dell’altro come il benzinaio si fida del mio portafogli.

O no?

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