La mascherina. Dialoghi difficili nella fase due

La mascherina.
Mi dice uno che mi sfiora il braccio sorpassandomi con la bici.
Mi giro.
Si gira.
Mette il piede a terra.
La mascherina. Mi dice.
Ma chi è. Cosa vuole. Penso. La mascherina cosa. Gli dico.
Dov’è la sua mascherina, perché non la indossa.
Stavo correndo, non c’è bisogno della mascherina.
Sta passeggiando, non sta correndo.
Stavo correndo fino a due minuti fa, non vede che sono sudato. Mi sono fermato ora per recuperare.
Si ma la mascherina deve metterla lo stesso.
Quando si corre la mascherina non è obbligatoria, sopratutto se si corre all’aria aperta e non c’è nessuno intorno.
Ci siamo io e lei adesso. Metta la mascherina, più avanti ci sono pure altre persone.
Non ce l’ho la mascherina. Siamo su un sentiero ciclabile, al mare. A sinistra, una spiaggia sterminata dove proprio oggi ci saranno in tutto dieci persone. A destra, una pineta deserta. Le prossime due anime sul sentiero saranno distanti da noi almeno cinquanta metri. Io stavo correndo. Non c’è bisogno della mascherina.
Si ma adesso è fermo e sta parlando con me. Deve indossare la mascherina.
Siamo a più di cinque metri di distanza.
Non importa. La mascherina è obbligatoria.
La mascherina non è obbligatoria a queste condizioni.
La mascherina. Deve metterla sempre.
Ci guardiamo in silenzio per un lungo momento. Penso che mi sto giustificando con questo sconosciuto e mi chiedo perché. Mi chiedo chi è. Mi chiedo ma tu: tu, chi cazzo sei? Che cazzo vuoi? Mavaffanculo.
Lo guardo.
Lui aspetta che io adesso sfili la mascherina dalla tasca. Ma non ce l’ho la mascherina. E comunque non l’avrei indossata.
Continua a guardarmi.
Ho capito. Mi giro. Me ne vado.
La mascherina. Grida.
Addirittura grida.
Comincia a salirmi il nervoso, monta tutta la chiarezza dell’ira che ti fa discernere nettamente le cose giuste da quelle sbagliate. Ma respiro. Respiro ancora. Profondamente.
Mi giro. Sto andando a prenderla, lei aspetti lì, che adesso vengo con la mascherina. Gli dico.
Torno a camminare dandogli le spalle.
Faccio un centinaio di metri borbottando cose come coglionedimerdamicrofascistadelcazzorepresso, e così via.
Mi rigiro e non ci posso credere. È ancora lì, fermo, che mi guarda da lontano. Mi sta aspettando davvero.
Oggi ci ritorno.

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