Differenze animali

A proposito dello scimpanzé che citate sempre come esempio di intelligenza, nell’esperimento dello psicologo gestaltista Wolfgang Köhler del 1917, lo scimpanzé, dopo vari tentativi andati a vuoto, ispeziona lo spazio circostante fino a trovare un bastone abbastanza lungo da arrivare alla tanto desiderata banana. In un certo senso, perciò, riorganizza la sua esperienza dell’ambiente per raggiungere uno scopo, proprio come fanno gli umani a un certo livello della loro intelligenza.
È un guizzo, una intuizione, che ci fa dire: Hey! è intelligente il tipo! tuttavia, quando gli si mettevano vicini due bastoni più piccoli che, se uniti, avrebbero coperto la stessa distanza tra la sua mano e la banana, lo scimpanzé non riusciva a compiere il passaggio, cioè non era in grado di usare utensili per costruirne degli altri. Come è facilmente osservabile, lo scimpanzé non batte il ferro per creare un cacciavite e non usa il cacciavite per comporre un trapano. La sua esperienza e il suo apprendimento sono limitati all’ambiente circostante e la sua attività sempre è contingente e localizzata. Il bastone lo trova lì e lì lo lascia quando finisce di prendere la banana, non lo conserva nel ripostiglio degli attrezzi, perché per lo scimpanzé non esiste mondo al di là di quello che esperisce nel qui e ora e se ha una piccola intuizione sul futuro, questa è circoscritta in un breve tempo o è addirittura assente. Se questo vale per lo scimpanzé che è un primato, figuriamoci per altre specie meno “evolute”. L’animale non si trascende, non ha futuro, non immagina scenari nei quali l’indomani gli servirà il bastone, non progetta, l’animale reagisce al presente di ciò che gli succede, per queste ragioni non può neppure essere consapevole né conoscere o sapere quello che sta facendo, proprio perché per un certo grado di apprendimento è necessaria memoria episodica e procedurale, quindi anche capacità di andare indietro e in avanti nel tempo a partire dalla consapevolezza dello stato attuale, la quale, per ottenerla è necessario scomporre la coscienza in oggetto e soggetto della percezione, cosa che l’animale non può fare poiché vive in un continuum percettivo che fa perdere i confini della sua apparizione nel mondo confondendo i limiti tra ciò che è suo e ciò che non lo è. (Su questo entra in gioco la facoltà del linguaggio, della quale gli animali sono sprovvisti, ma ciò non è argomento di questo post) So che con un commento o un post su Facebook non possono esaurire il discorso. Probabilmente dovrei scrivere un saggio per convincervi, nel frattempo vorrei però precisare che non riconosco alcuna qualità umana né agli animali né tanto meno alle piante ed proprio per questo che mi stupiscono, che li amo e li rispetto, perché sono assolutamente diversi da me. Costringerli ad assumere caratteristiche umane, anche solo nel pensiero, quali per esempio la capacità di conoscere o di essere autoconsapevoli, sarebbe una violenza, un plagio, mi metterebbe in una posizione di superiorità, innalzandomi a modello di riferimento, come se tutto avesse dignità solo perché mi somiglia. Lasciamo che gli animali esistano per quello che sono, cioè: animali.

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