Non c’è follia più grande che credersi un io – spunti per darsi una regolata

Nessuno dice nulla di nuovo, sopratutto se quello di cui blatera riguarda fenomeni culturali che vanno oltre la propria sfera personale.
Come ebbe a dire Heidegger, “noi non parliamo un linguaggio, ma siamo parlati dal linguaggio”. I pensieri e le parole sono nell’aria, li raccogliamo come fossero mele dagli alberi e poi diciamo che sono nostri, quando in realtà non appartengono a nessuno. Le povere individualità che pensiamo di essere, i nostri fragili io, sono solo canali attraversati dal grande flusso della cultura in cui viviamo, dispositivi di orientamento che danno l’impressione di essere qualcuno o qualcosa, di avere una identità, ma in realtà non siamo nessuno, non possediamo nulla, nemmeno i nostri pensieri, nemmeno noi stessi.
L’io è solo una rappresentazione immaginifica di Sé, perciò non credeteci troppo quando cominciate una frase con “io penso” o “io sono”. Come suggerì Lacan, e adesso la smetto con le citazioni, ma le uso giusto per confermare il fatto che non diciamo nulla di nuovo: “non c’è follia più grande che credersi un io”.

 

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