Ancora

Camminavo sui crateri spenti, attento per gioco a non calpestare le facce incantate nella lava. Come smorfie di dannati, questi volti sembravano disperarsi a implorare salvezza nella cenere. Di uno in particolare ne ricordo la posa dello sforzo, la bocca aperta come l’hanno i mascheroni dei mori nei palazzi barocchi. Per tutta l’ascesa della Valle del Bove, lasciavo a me stesso la libertà di credere a questo spettacolo orrido come chi dota alle nuvole una forma sensata, e me ne rallegravo. Già a quel tempo, che la cenere fosse cenere, che la lava fosse lava, che il mondo fosse solo mondo, non mi bastava.

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