Una rotonda sul mare

Una rotonda sul mare celebrava l’abuso edilizio degli anni ’70. L’immagine romantica di una piazzola circolare in cemento armato, che sporgeva dalle onde in una notte d’estate, fu il canone della poetica palazzinara che fece innamorare l’Italia.

Clima Curdo

Non sono personalmente responsabile dei disastri del mondo. Faccio la differenziata, evito di sporcare, ma solo per educazione civica e decoro. Non ho mai pensato che queste piccole azioni bastino per cambiare le sorti del pianeta.
Mentre ogni giorno cerco di mettere la carta con la carta, la plastica con la plastica, l’umido con l’umido, qualcuno spruzza quintali di Co2 nell’atmosfera, altri disboscano ettari di Amazzonia. Sarei stupido se mi sentissi responsabile o capace di fare qualcosa di importante solo togliendo l’immondizia dalla strada.
Io metto la carta con la carta, la plastica con la plastica, l’umido con l’umido, ma sono lontano dal sentirmi un attivista. C’è gente che ogni giorno muore per difendere la terra e il clima e non sono così presuntuoso da credere che le mie abitudini quotidiane abbiano la stessa dignità di chi ci lascia la pelle.
E non sono neppure un piccolo borghese che deve pulirsi la coscienza facendo appello all’ambientalismo solo perché raccoglie tre cicche dalla spiaggia. La mia coscienza, almeno da questo punto di vista, è già pulita.
Nessuno nelle proprie vite individuali può fare molto per l’ambiente. È una illusione che serve a farci sentire migliori o apposto con noi stessi, che forse è l’unica cosa che ci interessa.

Quindi, se per l’ambiente abbiamo questa via d’uscita, per i curdi, cosa facciamo? Un post su Facebook va bene?

Conosci te stesso

Sulla soglia dell’oracolo di Delfi l’esortazione a conoscere se stessi è seguita da un monito che molti ignorano. “Conosci te stesso” detta l’oracolo “e nulla di troppo”, continua la chiosa.
Perché a voler conoscere i misteri dell’anima si rischia la hybris, la tracotanza. Le profondità dello spirito sono materia degli dei. Conoscete voi stessi perciò, e nulla di troppo.

L’istinto si è estinto

Per sopravvivere l’uomo deve ricorrere a una serie di operazioni non necessarie da un punto di vista biologico.

Se ha fame, invece di estirpare le prime radici commestibili che trova, deve procurarsi dei soldi, poi andare al supermercato, poi trasformare la materia prima, cuocerla, condirla, e solo alla fine di questi processi potrà finalmente nutrirsi.

Questa serie di operazioni non rispondono a un vincolo di necessità immediata, ma pongono una grande distanza tra l’impulso e la sua soddisfazione, un spazio talmente ampio che in millenni d’evoluzione ha fatto sì che l’uomo dimenticasse il suo istinto, fino a smarrirlo completamente. 

Anche quando banalmente diciamo di aver agito sotto la sua spinta, sono invece certi condizionamenti culturali inconsci e incarnati che ci inducono a fare quello che facciamo, come l’educazione, la morale, l’abitudine, etc…

Pure la riproduzione, che sembra essere il nostro scopo primordiale, la nostra parte più animale, è mediata da relazioni culturali estetiche o pratiche come un trucco, una posa, il patrimonio economico, la posizione sociale. E il sesso, possiamo per giunta sceglierlo, perché negli umani prescinde dalla dote anatomica degli organi genitali, e chi ha un pene può sentirsi donna quanto chi possiede una vagina, o viceversa.

L’uomo reagisce a una serie di significati linguistici e sociali che con la biologia hanno poco a che fare. Perciò possiamo dire con evidenza che nell’uomo, l’istinto, si è estinto. E se avessimo dovuto vivere sulla base delle sue pretese ci saremmo estinti anche noi.

Grazie cane

Ringraziare un cane randagio su Facebook è inutile come ringraziare Tommaso Paradiso per essere uscito dai The giornalisti.

Non gli arriveranno mai i tuoi ringraziamenti e se gli arriveranno li ignorerà, anche perché: uno, chittesencula, e due, sono cani, e i cani non capiscono la lingua umana, sopratutto se è scritta, peggio se è cantata.

(So già che adesso il solito fricchettone mi attaccherà na pippa sul fatto che non è vero che i cani non capiscono la nostra lingua e bla bla bla… Glie lo dico subito al fricchettone, No, i cani non capiscono, e manco tu che sostieni il contrario, ok? Poi ne riparliamo, però adesso evita la pippa, che non c’entra e non mi va. Grazie.)

Tuttavia, voglio ringraziare lo stesso il cane che oggi mi ha fatto fare uno scatto di cinquanta metri al massimo della mia velocità. E mentre ci sono vorrei a tal proposito consigliare ai colleghi runnerss, che desiderano migliorare la loro performance, di andare a correre con il cane, l’importante è che non sia il vostro, che non vi corra accanto, ma dietro, e che sia un minimo incazzato.

Allora perciò ringrazio lo stesso il cane di oggi, anche perché essere grati a qualcuno o qualcosa senza motivo fa bene alla salute, quasi quanto correre senza schiattare, e lo ringrazio innanzitutto perché mi ha fatto sentire un ventenne rampante, e mentre correvo e mi cacavo sotto, ridevo per quanto mi sentivo prestante, e poi perché dopo lo scatto e la messa in salvo dietro un muretto di un metro e mezzo, saltato come se mi fossi scolato un litro di olio cuore, ho scaricato talmente tanta adrenalina e tensione che m’è salita na botta di endorfina con la quale sto godendo ancora da circa due ore, in un pieno e gaudente rilassamento, felice, sereno, pronto.

E allora grazie cane per questa esperienza. La prossima volta spera di incontrare il fricchettone così parlerete e vi capirete. Io intanto corro, cha faccio bene. Allora Grazie cane. Grazie e Ciao.

Identità e narrazione

Ogni identità è narrazione. Quando parliamo di noi non facciamo altro che raccontare una storia.

Decidere cosa dire in base a chi abbiamo di fronte, capire quale tono di voce usare a partire dagli obiettivi che vogliamo raggiungere, trasmettere i nostri valori reali, deve far parte di una strategia di comunicazione ben precisa, sia nei contenuti sia nella forma, altrimenti si rischia di essere inefficaci, di passare per qualcuno o qualcosa che non siamo o che non vogliamo essere.

Lo stesso vale per le aziende. Ogni marchio ha la sua identità da raccontare per rendersi riconoscibile, affidabile, per accrescere la sua reputazione, per coinvolgere Scegliete con cura cosa dire e come.

GGO

 

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Ore 3pm – Sicilia

In questo periodo della giornata, la gente, come per mettersi a riparo da una premonizione catastrofica, non uscirebbe mai di casa.
Si serra dietro le persiane e hai l’impressione che osservino dalle fessure la tua imminente scomparsa.

Emoticons – alfabetizzazione emotiva

Quando leggiamo frasi con elementi figurativi del tipo “sei la gioia del mio ❤️”, si può notare come il fattore immagine interrompa per un attimo il pensiero discorsivo, introducendo un sistema simbolico diverso da quello linguistico, che rallenta il processo di comprensione logico-razionale di ciò che si sta leggendo.

Provate infatti a leggere la frase “sei la gioia del mio ❤️”, vi accorgerete che per un momento il sistema di elaborazione del pensiero rimane in silenzio perché si è costretti cambiare registro e a prendere tempo per interpretare la figura.

Solo dopo questo periodo di sospensione del significato si riesce a pronunciare nella mente la parola “cuore”. Diverso è se leggete la frase “sei la gioia del mio cuore”, scritta per intero con le parole. In questo caso la comprensione è fluida e senza intoppi.

Paradossalmente, per quanto la comunicazione visiva sia più veloce di quella linguistica, l’emoticon rallenta la comprensione logica e immediata di ciò che si legge. Il rischio, se così si può chiamare, ma che comunque può essere annunciato dato l’uso e la comparsa sempre più pervasiva delle emoticons nei discorsi digitali (se discorsi si possono chiamare) è quello della mancata comprensione logico-razionale delle emozioni.

L’irrigidimento dell’emozione nell’icona standard dell’emoji, impedisce l’alfabetizzazione di ciò che sentiamo e perciò anche la capacità di conoscere gli stati emotivi che stiamo vivendo.

Comunicare verbalmente le emozioni ci permette di comprendere, di organizzare, di prendere atto, di capire razionalmente cosa ci succede, di sapere perché stiamo vivendo questa emozione e quindi di essere in grado di comportarci di conseguenza, secondo i principi logico – razionali con i quali è costituita la lingua e il nostro sistema di valori.

Se lasciamo che la lingua si impoverisca o che assuma forme ancora più rigide, rischiamo di perdere il controllo sulle esperienze emotive che viviamo e di adeguare ogni sfumatura delle emozioni in un 🙂

Differenze animali

A proposito dello scimpanzé che citate sempre come esempio di intelligenza, nell’esperimento dello psicologo gestaltista Wolfgang Köhler del 1917, lo scimpanzé, dopo vari tentativi andati a vuoto, ispeziona lo spazio circostante fino a trovare un bastone abbastanza lungo da arrivare alla tanto desiderata banana. In un certo senso, perciò, riorganizza la sua esperienza dell’ambiente per raggiungere uno scopo, proprio come fanno gli umani a un certo livello della loro intelligenza.
È un guizzo, una intuizione, che ci fa dire: Hey! è intelligente il tipo! tuttavia, quando gli si mettevano vicini due bastoni più piccoli che, se uniti, avrebbero coperto la stessa distanza tra la sua mano e la banana, lo scimpanzé non riusciva a compiere il passaggio, cioè non era in grado di usare utensili per costruirne degli altri. Come è facilmente osservabile, lo scimpanzé non batte il ferro per creare un cacciavite e non usa il cacciavite per comporre un trapano. La sua esperienza e il suo apprendimento sono limitati all’ambiente circostante e la sua attività sempre è contingente e localizzata. Il bastone lo trova lì e lì lo lascia quando finisce di prendere la banana, non lo conserva nel ripostiglio degli attrezzi, perché per lo scimpanzé non esiste mondo al di là di quello che esperisce nel qui e ora e se ha una piccola intuizione sul futuro, questa è circoscritta in un breve tempo o è addirittura assente. Se questo vale per lo scimpanzé che è un primato, figuriamoci per altre specie meno “evolute”. L’animale non si trascende, non ha futuro, non immagina scenari nei quali l’indomani gli servirà il bastone, non progetta, l’animale reagisce al presente di ciò che gli succede, per queste ragioni non può neppure essere consapevole né conoscere o sapere quello che sta facendo, proprio perché per un certo grado di apprendimento è necessaria memoria episodica e procedurale, quindi anche capacità di andare indietro e in avanti nel tempo a partire dalla consapevolezza dello stato attuale, la quale, per ottenerla è necessario scomporre la coscienza in oggetto e soggetto della percezione, cosa che l’animale non può fare poiché vive in un continuum percettivo che fa perdere i confini della sua apparizione nel mondo confondendo i limiti tra ciò che è suo e ciò che non lo è. (Su questo entra in gioco la facoltà del linguaggio, della quale gli animali sono sprovvisti, ma ciò non è argomento di questo post) So che con un commento o un post su Facebook non possono esaurire il discorso. Probabilmente dovrei scrivere un saggio per convincervi, nel frattempo vorrei però precisare che non riconosco alcuna qualità umana né agli animali né tanto meno alle piante ed proprio per questo che mi stupiscono, che li amo e li rispetto, perché sono assolutamente diversi da me. Costringerli ad assumere caratteristiche umane, anche solo nel pensiero, quali per esempio la capacità di conoscere o di essere autoconsapevoli, sarebbe una violenza, un plagio, mi metterebbe in una posizione di superiorità, innalzandomi a modello di riferimento, come se tutto avesse dignità solo perché mi somiglia. Lasciamo che gli animali esistano per quello che sono, cioè: animali.